La serata del 29 novembre ha ben sintetizzato il sentiment e le aspettative su scala nazionale e internazionale delle problematiche connesse al bail-in e all’andamento della nostra economia.
L’articolo del nostro ospite Eugenio Tangerini pubblicato integralmente è specchio fedele di quanto discusso martedì scorso.

« Da una parte ildsc_9270 prestigioso “Financial Times” che pontifica: “Quanto l’Europa abbia imparato dalla crisi finanziaria globale potrebbe essere presto sperimentato in Italia, dove I banche si trovano in una situazione pericolosa”, dall’altra il ministro dell’economia Padoan, che replica: “Gran parte delle banche italiane è sana e funziona bene, non si può dire che il sistema italiano è debole”; in mezzo i risparmiatori, preoccupati per lo spread che risale, l’instabilità legata a molti fattori e in particolare all’imminente esito del referendum, con sullo sfondo l’incubo del bail-in, cioè l’ipotesi di essere chiamati a pagare (in parte) in caso di insolvenza della propria banca.
Di tutto questo si è parlato I‘altra sera alla “Secchia Rapita”, in una tavola rotonda dal titolo molto esplicito – Dal bail-in al referendum via Trump: quale futuro per il sistema bancario in Italia? – organizzata dal Lions Club Modena Wiligelmo davanti a un folto pubblico formato dai soci del club ma anche da altri lionisti e rotariani provenienti da città e provincia.
Introdotti dal presidente del club Massimo Azzani e presentati dal past president Giampiero Paltrinieri, che è entrato subito nel vivo dell’argomento, i protagonisti della discussione sono stati tre esperti della materia: Carlo Corradini, consulente finanziario e attuale presidente del collegio sindacale di Cassa Depositi e Prestiti, oltre che del Comitato degli investitori nel Fondo Atlante, il vice presidente di BPER Banca e presidente di BPER Services Luigi Odorici e Franco Rabitti, a lungo presidente di Banca Crv a Vignola e attuale presidente di BPER Leasing-Sarda Leasing.
Rispondendo alle domande del giornalista Eugenio Tangerini gli esperti hanno cercato di spiegare qual è la situazione attuale del sistema bancario, partendo dal modello storico in cui I’erogazione del credito, come ha ricordato Rabitti, era “governata” dai criteri di sana e prudente gestione più che dagli attuali rigidi algoritmi, e passando attraverso una serie di fasi complesse, delineate da Odorici: la deregulation degli anni Ottanta, la globalizzazione degli anni Novanta, la crisi economica più devastante del dopoguerra e l’effetto domino dal 2008 (fallimento Lehman Brothers) in poi sui mercati finanziari.
Risultato, il percorso di regolamentazione è diventato sempre più stringente per prevenire nuovi scossoni e di fronte a questa tempesta perfetta il sistema bancario e andato in crisi: non solo in Italia, come ha sottolineato Corradini, ma anche altrove, compresa la virtuosa Germania.
Le banche, dunque, sono costrette a ripensare se stesse (e il proprio modello di business) per superare il momento difficile: Come? Modificando le strategie distributive – ha spiegato ancora Odorici – cercando di ridurre i costi, dando più spazio alla digitalizzazione dei processi e valutando possibili aggregazioni.
Escludendo i casi di cattiva gestione, ci sono motivazioni comuni che spiegano questo momento di difficoltà: in primo luogo il peso dei crediti deteriorati da smaltire, come ha sottolineato Corradini illustrando le importanti iniziative avviate in Italia per creare un mercato più efficiente in questo settore delicato. E intanto i tassi scendono allo zero, dopo la massiccia iniezione di liquidità da parte della Banca Centrale Europea, una medicina che ancora non basta, ha rilevato Rabitti, a rilanciare gli investimenti produttivi, chiave di volta per la ripresa.
Ma allora come se ne esce? Servono riforme strutturali nel Paese, certo, però occorre anche ritrovare coesione e fiducia. Alla fine la domanda inevitabile: in definitiva le banche italiane sono sicure? La risposta motivata degli esperti è sì. Ma avremo certamente un futuro – ha concluso Odorici – in cui il numero di filiali “fisiche” tradizionali via via diminuirà, lasciando sempre più il posto al web e a centri di consulenza avanzata per la clientela. »

foto a cura di Giorgio Carletti